Il sipario si è alzato ieri, all'inaugurazione di Research to business days (all'ex Galleria d'arte moderna fino a domani), quando sono stati firmati gli accordi tra i vari attori e sono stati svelati i progetti vincitori.
Il capofila è il maxipolo all'ex manifattura tabacchi di Bologna, 100 mila metri a disposizione di laboratori universitari (meccanica avanzata e automazione, materiali avanzati, caratterizzazione di sostanze chimiche, medicina rigenerativa, edilizia e costruzioni), insieme a quello degli Istituti Ortopedici Rizzoli (già all'opera), dell'Enea, del consorzio T3Lab (meccanica, automazione e elettronica) e del consorzio Icos per l'edilizia sostenibile. Da via Stalingrado, il consorzio Aster farà da cabina di regia all'altro tecnopolo bolognese al Cnr e ai nove regionali: dal polo nautico di Ravenna all'agroalimentare di Reggio Emilia, dall'aeronautico di Forlì alla medicina rigenerativa di Modena, fino alle macchine utensili di Piacenza, la farmaceutica di Parma, le biotecnologie e il restauro di Ferrara, i nuovi materiali di Faenza e la moda a Rimini. «Non sarà un libro dei sogni - promette l'assessore regionale alle Attività produttive e padre del progetto, Duccio Campagnoli - ma il modo per completare la rete dei laboratori e dare vita così ad una vera e propria impresa per la ricerca che si rapporterà ai grandi programmi di ricerca internazionale».
Alla presentazione, oltre a rappresentanze delle associazioni economiche, anche i rettori delle università regionali, tra cui il neo insediato dell'Alma Mater, Ivano Dionigi, che ha ricordato come il progetto coinvolgerà il 20 per cento dei 71 dipartimenti dell'Ateneo e dei poli romagnoli. «Il rapporto privilegiato, ma non esclusivo, tra università e Regione potrà funzionare al massimo - ha osservato - si costruirà la collaborazione sull'autonomia, tenendo la barra su questo principio». L'investimento finanzierà per 68 milioni le infrastrutture e per 54 le attrezzature scientifiche, mentre la maggior parte, 112 milioni, finiranno in contratti per giovani ricercatori, «che finalmente possono avere un po' di stabilità, visto che i contratti sono almeno triennali», ha sottolineato Errani, che non rinuncia a una stoccata al Governo: «Dobbiamo uscire dallo stagno in cui si trova l'Italia e dimostrare coi fatti che è possibile farlo. Ma serve verità - è la critica - abbiamo bisogno di sapere quante risorse ci sono per la ricerca e l'innovazione. Non si può continuare col gioco delle tre carte».