Lo dice Simone Bruscia, Direttore del Premio Riccione Teatro, parole politicamente ineccepibili (se si candida come Sindaco sono il primo a votarlo), il piccolo principe della cultura riccionese, che sa tutto quello che accade da qui a Ravenna. La ciliegina sulla torta della stagione teatrale del Teatro del Mare, condotta con grazia e follia dalla compagnia Fratelli di Taglia (www.fratelliditaglia. com; info: 0541/690904), condita da una trentina di candeline-spettacoli (che significa, poiché la stagione inizia il 12 novembre e termina il 2 giugno, una media di 5 spettacoli al mese, senza contare i contorni, cioè laboratori, letture pirotecniche, invenzioni create lì per lì).
Nel loro piccolo, dei giganti. Nata nel 1985 sulla scia della foga artistica di Daniele Dainelli, a cui si aggiunge, cinque anni dopo, il prezioso e pirotecnico Giovanni Ferma (le artefici femminili sono Patrizia e Marina Signorini), la Compagnia dà prova di conduzione nell’ambito del Teatro Massari di San Giovanni in Marignano, dal 1991. Fu evento spettacolare: in quelle lande giunsero Enzo Iannacci e Paolo Poli, Michele Placido, Ottavia Piccolo e Dario Fo. Ora, alla terza stagione di gestione del Teatro del Mare, freschi del riconoscimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (che significa, un congruo fondo), i Fratelli di Taglia coniano pure lo slogan: “A Riccione la cultura dà spettacolo”.
In sostanza, un’abbuffata di teatro, a partire da tre grandi firme nella serie “Comico d’autore”: Vito con la versione bolognese del Medico dei pazzi di Eduardo Scarpetta (mercoledì 11 gennaio); Giancarlo Ratti (per i fan, è quello del Ruggito del coniglio e dei Cesaroni) con Come può ridursi un uomo, show tratto da Majakovskij e pensato appositamente per Riccione (è sabato 4 febbraio); venerdì 16 marzo, invece, il nome grosso, Paolo Rossi, che rifà Il Mistero Buffo di Dario Fo.
Come sempre, i Fratelli pigliano quanto di buono è nella tradizione teatrale riccionese, come la rassegna Riccione Inn Jazz, nel cui cartellone spiccano quest’anno Franco Cerri, il virtuoso chitarrista che riceverà un premio alla carriera (venerdì 25 novembre), il sassofonista Francesco Cafiso (venerdì 20 gennaio) e il pianista Franco D’Andrea (venerdì 9 marzo), tre assi del panorama jazzistico internazionale. La novità è il circo. La rassegna si chiama “Variety Circus”, si parte con il debutto in prima nazionale dell’acrobata- danzatrice-attrice Alessandra Casali che porta in scena lo spettacolo MissMondo (sabato 12 novembre). La Casali - che darà il via alla stagione teatrale nel suo complesso - interpreta la docente, mercoledì 9 novembre, allo “stage sul clown teatrale”, L’individuo comico (volete fare i pagliacci? Info: 339/5412204).
Sabato 3 dicembre saranno rimembrate «le vicende senza tempo» della Distinta Compagnia Colombazzi, ovvero, «saltimbanchi, acrobati, giocolieri, fachiri e mangia fuochi dal 1887» (produzione Fratelli di Taglia). Altra meraviglia, l’Ouverture des Saponettes dello strabiliante Michele Cafaggi, maestro in bolle di sapone (sabato 10 e domenica 11 dicembre). Il resto (tantissimo) ve lo andate a vedere nel sito. C’è anche una ministagione pensata per i ragazzi delle scuole superiori, in cui ci gettiamo anche noi della Voce, con la testata Il Cannibale, premiando il genio dei piccoli inviati speciali a teatro, lasciandoci narrare da loro le magie del palco.
Il fatto è che la stagione del Teatro del Mare è costruita come un cappello magico: tiri fuori un coniglio, poi un pollo, poi una poiana. Ce n’è per accontentare tutti i gusti: il teatro dialettale (un affascinante Re Lear “anglo romagnolo” interpretato da Giampiero Pizzol, ad esempio, il 21 gennaio), la poesia locale (letture nel foyer di Gianni Fucci, Annalisa Teodorani, Gianfranco Miro Gori e Francesco Gabellini), il musical, il tributo a Fabrizio De Andrè. Il tutto da equilibristi, trapezisti sull’orlo del niente.
Dice il Sindaco Pironi che Riccione è una «città culturalmente bella», che ha «capacità di osare», caratterizzata da «freschezza e dinamicità» (bisognerebbe davvero impalcare una rubrica che tenga conto del micidiale vocabolario della politica, che giunge ad assiomi matematici: “cambiando l’ordine delle parole - e degli uditori - il risultato - la noia e la vacuità - non cambia”). Soprattutto, con la crisi «calano gli investimenti nella cultura», occorre «maggiore sobrietà ». Modesta proposta: che le amministrazioni sloggino dall’arte. Visto che la cultura costa, non si facciano più investimenti. A che pro? Per scopo “educativo” (criterio stalinista)? La cultura farà da sé. Gli artisti senza paga saranno motivati a creare opere impagabili, i comuni cittadini cercheranno con inusuale foia libri, quadri, compagnie teatrali in grado di salvar loro la vita, sollevandoli dalla tetraggine. Tuttavia, al di là di tutto, segnali di speranza: nel tempo definito Era della Crisi, si assiste, lentamente ma con inesorabile bellezza a un Rinascimento della Cultura di Romagna.