Sala giochi Alba di Riccione: cinquant’anni passati giocando

DAL CALCIO BALILLA ai mitici flipper fino agli apparecchi elettronici più sofisticati, appannaggio dei figli della play station: mezzo secolo di divertimento e storia. A festeggiare il suo cinquantenario è la sala giochi Alba di Riccione, in piazzale Azzarita, sin dal 1959 frequentata anche da personaggi del mondo dello spettacolo, come Patty Pravo, Gino Bramieri, Peppino Di Capri, Equipe 84 e Nomadi.

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Tra i clienti anche Paolo Cevoli, i Fichi d’India e Martina Colombari che, dopo essere stata una cliente da ragazzina, ora torna con il suo piccolo Achille. E’ successo anche i giorni scorsi. Intanto, il titolare Sandro Burnelli, che la scorsa settimana ha brindato con un nugolo di turisti, arrivati anche dalla Lombardia e dal Veneto, ha regalato oltre trenta vecchi videogiochi meccanici, a partire dai flipper, al futuro Museo del Gioco che dovrebbe aprire i battenti a Bologna.
Da allora a oggi com’è cambiato il divertimento?
«Siamo passati dalla meccanica all’elettronica. Allora il gettone costava 20 lire, ora 50 centesimi. Un tempo i bambini trascorrevano intere serate con i calcio balilla, oggi nascono con la Playstation e prediligono i giochi più sofisticati».
Anche il turismo era diverso...
«La stagione durava sei mesi con alberghi pieni di tedeschi in aprile, maggio e settembre. C’erano pure svedesi, finlandesi e inglesi che si mescolavano agli italiani che riempivano le pensioni in giugno, luglio e agosto...». Nel frattempo anche la città è cambiata?
«Intorno alla sala giochi c’erano solo villette e il mitico Frankfurt Bar, dove nella prima metà degli anni Sessanta si esibivano I Nomadi al loro esordio. Io ero amico di Augusto Daolio che spesso veniva qua. Dall’altra parte del piazzale c’era il calderone dei Brioli, dove gli artisti a fine concerto, tutte le sere si ritrovavano insieme per cenare. Era l’epoca dei vitelloni...».
A proposito di amarcord, come ricorda Patty Pravo?
«Era davvero bella, attirava gli sguardi di tutti».
E Daolio?
«Giocavamo insieme a calcio balilla, era il suo passatempo preferito. Maurizio Vandelli, invece, preferiva il flipper».
Al timone della sala giochi sempre la sua famiglia?
«Sì. Ad aprirla, nello stabile dell’ex sindaco Biagio Cenni e della moglie Delta Cesarini, furono i miei genitori Umberto Burnelli e Tina Gamberini. Era il 1959, avevo 14 anni, e ho subito cominciato a lavorare con loro. Poi mi sono sposato ed è arrivata anche mia moglie Maria Eden Menghini e i nostri figli: Daniele tecnico radiologo, Simone, farmacista come pure Matteo che però ha deciso di continuare a lavorare con me»

foto byhttp://www.flickr.com/photos/kiki-follettosa/

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DATA : 12 Agosto 2009
CATEGORIA : Fatti Curiosi
FONTE : Resto Del Carlino di Nives Concolino
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