Il pescatore riccionese Marino Pronti è diventato chef a domicilio per catering al più puro sapore di mare «Il segreto è servire solo prodotto freschissimo. Quello che si trova al mercato viene dalla Croazia. E il congelato...»
Il pescatore riccionese Marino Pronti è diventato chef a domicilio per catering al più puro sapore di mare «Il segreto è servire solo prodotto freschissimo. Quello che si trova al mercato viene dalla Croazia. E il congelato...»
ERA UN SEMPLICE pescatore con la vena poetica e la passione per la politica. Poi Marino Pronti, nato sessant’anni fa a Riccione, ha inventato un nuovo mestiere. Organizza cene a domicilio in ville, parchi e case coloniche di mezza Italia col pesce appena catturato con le sue reti. Un successo che in un paio di anni l’ha catapultato su riviste patinate e tv.
E’ stato ospite di Raidue, di Retequattro e protagonista di numerosi servizi, l’ultimo, su Visto. Di ritorno dagli studi di Saxa Rubra a Roma, dove in questo week-end è stato ospite in diretta della trasmissione Sabato, Domenica e... su Raiuno, svela i segreti della sua attività. Non senza un rammarico: vedere la flottiglia che di anno in anno si assottiglia. Quella riccionese conta appena due barche da strascico, sei motoscafini e una trentina di catamarani. I figli dei pescatori non seguono le orme dei padri.
Qual è il trucco del suo lavoro?
«Usare solo pesce fresco. Quello che pesco io o al massimo i miei colleghi. Lo voglio di giornata, a
costo di rimandare le cene».
E quelli che si trovano sui banchi del mercato?
«Arrivano dalla Croazia».
Che dice del pesce congelato?
«Cerchiamo di non usarlo. Tra quello e il fresco c’è una bella differenza! Quanto al prezzo, quello dell’importato è spesso concorrenziale. Quello a tranci che arriva dal Vietnan, a chi lo importa viene pagato circa un euro».
Come riconoscere il pesce fresco?
«E’ necessario che non puzzi. Deve poi avere un bel colore, occhi vivi e branchie rosse».
La sua esperienza l’ha portato anche in tv...
«Per tanti anni sono stato presidente della Cooperativa Piccola Pesca di Riccione. Quando sono diventato consigliere comunale, ruolo che ho svolto per una legislatura, dal 1999 in poi, ha dato le dimissioni e sono diventato vice. Ma quello che conta è l’esperienza familiare».
Che è nel Dna, vero?
«Certo. Mio nonno Italo era pescatore, così mio padre, Pio, e Luciano, altro membro della famiglia. Ora escono in mare solo i miei cugini Claudio Battara, Sergio Zaghini e Giovanni Iannetta. Il mio figlio maggiore, Enzo, mi ha seguito per quattro anni, poi ha aperto una ditta edile, Luca è antiquario, Matteo si è dato all’informatica e Valentina è maestra d’asilo. Aiuta mia moglie Flavia Olivieri a preparare le cene con il mio staff».
Da dove la chiamano?
«Dalla nostra e da altre regioni, Marche, Umbria, Toscana... Ci chiamano pure per matrimoni e compleanni, come ha fatto un signore per sua moglie che, a bordo piscina, ha preparato una scenografia da favola. Ci prestiamo poi per serate di beneficenza per parrocchie, Croce Rossa, Famija Arciunesa e ospedale».
Come si dipana la sua giornata?
«Verso le 4 di notte esco in mare, a tre miglia, per tirare su le reti, torno in porto alle 8,30. A pulire il pesce ci pensa mia moglie nella sua pescheria di Sant’Andrea in Besanigo. Dalle 14 alle 16 mi riposo. Quindi torno al largo per gettare le reti. E la sera via di nuovo a fare le cene».
Ha deliziato i palati di alcuni vip?
«Sì. quelli di Martina Colombari e di Sergio Pizzolante che, per festeggiare la sua vittoria, ha ordinato 4.000 spiedini».
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