Quella di Rimini invece era una e ‘trina’ visto che doveva tenere a bada anche il traffico che imperversava intorno al camposanto della città. Intanto nelle località limitrofe, da Cattolica a San Marino a Cesena a Ravenna a Milano Marittima, lo shopping procedeva a gonfie vele, dato che i comuni si erano ben guardati dall’ordinare chiusura in questo giorno.
Comunque hanno fatto il loro dovere, da buoni ‘pretoriani’ dell’amministrazione comunale, passando anche nel tardo pomeriggio per sanzionare qualche negozio sfuggito alle maglie del controllo mattutino, anche grazie a qualche escamotage, come il passa parola tra commercianti: «Attenti che arrivano». E in un batter d’occhio le porte si chiudevano e le luci venivano spente. Pazienza se dentro al negozio c’erano cinque o sei persone: erano tutte lì per fare l’inventario.
Scherzetti a parte (era una coda della notte di Halloween) i vigili sono sempre stati accolti con rassegnata benevolenza. I titolari o i gestori degli esercizi che hanno deciso di rimanere aperti nonostante il diktat di chiusura avevano già messo in conto quella sanzione (1.032 euro), ma non intendevano perdere gli incassi di una giornata che per tanti si è rivelata estremamente proficua.
« E’ stato un ottimo sabato e stare aperti è convenuto. Nonostante la multa — dichiara Marco Sivieri, proprietario di 71, storico negozio di abbigliamento di Rimini —. Io ho diciannove dipendenti nei miei esercizi che sono cinque, così hanno potuto quadagnare di più anche loro. Da sottolineare che ne ho uno anche a Ravenna e là, oggi (ieri per chi legge, ndr) è tutto aperto».
Assolutamente soddisfatti anche nella profumeria Douglas dove alle 18.45 c’era ancora la fila alle casse.
«Abbiamo avuto veramente moltissima gente — afferma la responsabile —: tanta di Rimini, ma anche tanti stranieri». Soddisfatta della giornata anche la signora Luisa dell’omonima e nota boutique riminese che ha deciso di tenre aperto solo dopo aver consultato i propri dipendenti.
A Riccione ad alzare le serrande sono state quasi tutte le monomarche come Armani, D & G, Ferretti, Zara, Sisley e Douglas e altri negozi come Nick & Son, Gaudenzi e Papete. Poi le gioiellerie: Amuleti, Baleani, Bartorelli e Masetti. Due verbali anche per i cinesi in viale Gramsci, due in viale Emilia e alcune in viale Dante. All’opera due pattuglie. Il risultato? «E’ stato un flop — commenta il sindaco Daniele Imola —. Avevano pronosticato un’apertura generale. Invece su un migliaio di attività invernali, ne sono rimaste aperte una trentina». Su chi ha affisso il cartello con scritto: «Siamo chiusi per ottusità» commenta: «Stanno aperti 362 giorni all’anno, mi fa ridere che debbano lavorare anche il primo novembre. E’ mancanza di rispetto verso chi lavora e verso la Curia che più di una volta ha richiamato l’attenzione su questo problema».
Infuriati i negozianti. « Non ce l’abbiamo coi vicili, ma con l’amministrazione comunale che è andata contro gli interessi della città — sbottano Anna e Polly Baleani —. Ieri a Riccione c’erano 400 ospiti del convegno ludico e 800 del burraco. Sul verbale abbiamo fatto scrivere: E’ una vergogna che si remi contro i commercianti». Tra chi non ha lavorato c’è Augusto Montanari, titolare di Manas. «Chiudere non è stato giusto, ma abbiamo voluto rispettare la legge». Disaccordo sulla chiusura da parte di Tino Casalboni del Comitato Alba, che comunque ritiene giuste le multe per i contravventori
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