La striscia costiera di 120 chilometri che va dalle colline marchigiane fino al ramo più meridionale del delta del Po, scandita da paesaggi artificiali e naturali, in realtà dà vita infatti ad un' unica "fabbrica del divertimento", una metropoli trasversale con caratteristiche peculiari. Che l' architetto ha studiato con il suo strumento, il metro. Per proporre un modello di sviluppo alternativo per questa area "piatta e interamente orlata da spiagge sabbiose", il direttore del prestigioso Canadian Centre for Architecture di Montreal, il veronese Mirko Zardini, ha cominciato a misurare. I turisti, prima di tutto. Se a Rimini nel 1854 si contavano 354 forestieri, i vacanzieri del 1979 erano 7 milioni. Se alla "piattaforma", struttura su palafitte caratteristica del 1876, un camerino costava una lira, una birra 50 centesimi e una lezione di nuoto 60 centesimi, l' anno scorso a Riccione un ombrellone e due lettini costavano 16 euro al giorno. Misurando, misurando, l' architetto arriva ai giorni nostri, all' invenzione di vere e proprie tipologie architettoniche per costruzioni che esistono solo in riviera. I chioschi per la piadina, ad esempio, più di 2 mila lungo la riviera Romagnola, hanno trovato una loro riconoscibilità riprendendo la tipica forma delle cabine balneari a bande verticali colorate, creando così una sorta di indiretta segnaletica stradale. Questi "baracchini" adesso possono essere definiti "oggetti architettonici dotati di ogni comfort: condizionatori, antenne paraboliche, serrande automatizzate, pergolati in legno, funghi riscaldanti, distributori automatici di bibite, per una distribuzione capillare del prodotto, in grado di scavalcare i problemi legati alla stagionalità". Erano piccoli chioschi improvvisati, adesso costituiscono il tipico fast food delle giornate di vacanza, vendendo l' immancabile piada, "sottile schiacciata di pane azzimo" che varia seguendo lo sviluppo della costa. Al nord il cibo che Giovanni Pascoli italianizzò in "piada" ha un diametro di 25 cm e uno spessore di 0,7 cm, mentre al sud diventa più grande, con un diametro di 30 cm e uno spessore di 0,3. Costruzioni che hanno seguito una loro evoluzione spontanea e adesso scandiscono il territorio, proprio come i bagni. Definiti "edifici a piccola scala che si appoggiano sul lungomare, di forte impatto visivo, frutto di un' architettura senza disegno, fatta di grandi insegne e pannelli sgargianti", oggi sono la più piccola impresa turistica del settore. Lungo i 110 chilometri di spiaggia attrezzata, se ne contano 1680, che ogni mattina aprono ben 138.700 ombrelloni e 252.800 lettini ad uso dei turisti. Agli 800 bagnini il compito di sorvegliare che 4.200 mosconi e pedalò prendano il mare senza rischi. Cosa c' entrano questi numeri con un progetto di riqualificazione urbanistica? Perché tutto, nella riviera che oggi conosciamo, è artificiale, nel senso che è stato progettato, inventato. A partire dal mare. è il trattato del medico inglese Buchan, del 1817, a promuovere e divulgare i bagni di mare come antidoto contro "il languore dello spirito e la stanchezza delle membra". Le città sulla costa vedono un' alternativa alle economie agricole o legate alla produzione di sale e vengono fondate cittadine intere. Milano Marittima, ad esempio, progettata secondo i principi della Garden City di Ebenezer Howard dal giovane Giuseppe Palanti, insegnante all' accademia di Brera. è quella l' epoca dei "villini", case di villeggiatura con giardino, che poi verranno soppiantati dalle pensioni e dai grattacieli, ispirati al concetto di modernità di Gio Ponti. Per intervenire in questo territorio e trasformarlo, bisogna dunque tener conto di quello che ha costruito l' uomo, che qui è il dato dominante rispetto alle caratteristiche morfologiche del terreno. Le 190 discoteche comprese nei 10 chilometri che separano Rimini da Riccione, ad esempio, o i 19 parchi a tema che consentono al turista di immergersi in uno scenario alternativo, di cartapesta, per un giro d' affari di 110 milioni di euro all' anno. O ancora i 150 locali tra Comacchio e Cattolica, il grande "beach stadium" di Cervia, senza dimenticare quelle strutture che oggi sono monumenti abbandonati, un patrimonio edilizio dimenticato, le colonie marine che costellano il lungomare. Grandi edifici che accoglievano i bimbi in vacanza e portavano la firma di grandi architetti italiani degli anni ' 30 del novecento come Giuseppe Vaccaro, Clemente Busiri Vici o Melchiorre Bega. L' architetto Zardini propone di seguire proprio la via tracciata da queste colonie, e creare dei percorsi orizzontali e verticali, per trasformare le riviera in una vera e propria città trasversale. Per persone che hanno inventato addirittura il mare, non sembra un compito troppo arduo.
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