E' la novità dell' estate in riva all' Adriatico. Un' oasi dello struscio a due passi dalle onde. Dai 461 metri che partono da piazzale Roma fino al portocanale, le macchine sono sparite. Nascoste 4 metri sotto terra, in 361 garage larghi 2,5 e lunghi 5, resi impermeabili dall' utilizzo della stessa tecnica impiegata per la costruzione del canale sotterraneo della Manica. La superficie, 12.500 metri quadrati, è tutta per i pedoni. Le uniche quattro ruote tollerate sono quelle dei passeggini e delle carrozzine. Biciclette, risciò e persino i roller possono correre su un' unica lingua d' asfalto ritagliata a ridosso della prima linea degli alberghi affacciati sul mare. Motori a scoppio, traffico e rumori, addio. Una rivoluzione, dunque. Fino al 4 aprile del 1971 era utopia: lì sopra ci gareggiavano Giacomo Agostini e Mike Hailwood. Su quel lungomare perse la vita Angelo Bergamonti: lo stesso giorno Riccione decide di chiudere le corse sul circuito cittadino. Troppo pericolose. Restano però le auto, costringendo i turisti ad attraversare sulle strisce pedonali disegnate ogni 500 metri, tra un parcheggio e l' altro, per raggiungere i bagni. E a trascorrere notti insonni, per via degli schiamazzi. Fino ai mondiali del 1990, l' anno in cui Zenga esce a farfalle facendosi infilare da Caniggia nella semifinale di Napoli, nessuno neppure immagina di fare rimuovere macchine e moto. L' idea viene a Vincenzo Leardini, imprenditore riccionese e proprietario dell' hotel a quattro stelle che porta il nome della stessa strada, Lungomare, e ora della più importante catena alberghiera cittadina. Quasi lo prendono per visionario. Impiega oltre dieci anni per convincere colleghi e consiglieri comunali a cambiare la cartolina della città, sei per trovare i finanziamenti e far partire la progettazione, meno di due per vedere iniziare e terminare i lavori, quasi un record per la sola realizzazione di un' opera di interesse pubblico costata oltre 12 milioni di euro e sostenuta in gran parte con la vendita dei garage. Eccolo il nuovo lungomare, inaugurato a giugno dal sindaco Daniele Imola su una carrozza in compagnia di Anna Falchi. C' è una nave di marmo e legno con la prua rivolta verso il porto: ogni sera ospita decine di famiglie sulle 14 panchine a forma di sdraio che ne delineano lo scafo. Trovarne una libera dopo il tramonto è praticamente impossibile. C' è la piazza delle palme: regala un minimo d' ombra ai due soli artisti di strada che hanno scelto di abbandonare viale Dante per lasciare accarezzare dalla brezza marina le note del sax e della fisarmonica. E c' è un gazebo con i tavolini disegnati per gli amanti degli scacchi e del backgammon, di fronte alla bella villetta in cui trascorreva l' estate Mussolini, ridotta a un rudere e restaurata quattro anni fa. Ci sono aiuole di lavanda, giochi d' acqua e fontane che cambiano colore spingendo un tasto sulla plancia di gestione dell' illuminazione. I turisti che arrivano dal caos di viale Ceccarini restano meravigliati, sorpresi dalla semplice e accogliente bellezza della promenade affacciata sull' Adriatico. «E' stupendo, il massimo del relax dopo lo shopping», si sente ripetere di frequente. Non si vede ancora il mare, dalla passeggiata. Continuano a resistere le cabine dei bagni a ostacolare il panorama, l' unica barriera rimasta tra gli alberghi e la spiaggia, nel cuore di Riccione. Saranno abbattute durante l' inverno e semi-interrate, come prevede il piano spiaggia. Ancora un paio di anni e sarà pronto anche il secondo stralcio del nuovo lungomare, tra piazzale Roma e piazzale San Martino, nel quartiere Abissinia, nome imposto dal Duce durante la campagna d' Africa per la conquista del «posto al sole». Poi ne sarà realizzato un terzo, dal porto a piazzale Azzarita, rione Alba, collegato al primo tratto da un ponte mobile sulla darsena. Ormai è una realtà, la pedonalizzazione a costo quasi zero per il contribuente riccionese. Ha contagiato anche Rimini, dove sono stati chiamati alcuni dei più noti architetti internazionali a ripensare il lungomare: nessuno ha però saputo rinunciare a coprire di cemento l' immagine del futuro, progettando grattacieli e gallerie di negozi con la reazione di quel che resta dell' anima ambientalista cittadina, esausta dalla cosiddetta «riminizzazione». Riccione sta dimostrando, con i fatti, che se ne può fare a meno.
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