UNA lista di attesa in Capitaneria che risale al 1990, con un centinaio di armatori ancor oggi senza un posto barca. Quello di Riccione è un porto ‘bloccato’, e non per la sabbia all’imboccatura.
UNA lista di attesa in Capitaneria che risale al 1990, con un centinaio di armatori ancor oggi senza un posto barca. Quello di Riccione è un porto ‘bloccato’, e non per la sabbia all’imboccatura.
Da anni i politici si rimpallano idee e progetti, spesso faraonici, per ridare vita al porto, ma ogni iniziativa regolarmente naufraga. Al turista non rimane che bussare in Capitaneria con la speranza di ottenere un posto anche per pochi giorni.
A volte ci riesce spendendo zero e si sente un miracolato. Non è una operazione cortesia, ma lo sforzo degli uomini del comandante Saverio Trani nello scovare chi, anche solo per un paio di settimane, lascia vuoto l’ormeggio. Ma è poco per una Riccione che si trova un porto canale a contatto con negozi, ristoranti, alberghi senza che il turista debba oltrepassare steccati o mettersi in macchina.
Qualcosa negli anni è stato fatto, questo è vero. «Sono stati ricavati una quarantina di posti barca in più grazie a una riorganizzazione complessiva», spiega il comandante. Buona notizia per chi era in lista, ma fino a un certo punto. «Dal 2004 ad oggi non è stato possibile assegnare nuovi posti perché siamo in attesa del nuovo piano del porto al quale sta lavorando il Comune».
Al turista non rimane che chiedere: alla Capitaneria, e alla Cooperativa ormeggiatori che dispone di diversi posti. In questo caso però si viaggia su cifre di mercato, sempre che si abbia la fortuna di sentirsi rispondere ‘sì’. La vera lotteria si vincerebbe con un posto ‘pubblico’ da 250 euro annui, ma come detto le porte sono chiuse.
Non rimangono che gli ormeggi ‘privati’ oppure diventare soci del Club Nautico, della Lega Navale o dell’Adina, ma non è matematico trovare un posto barca. Nel frattempo in municipio c’è sempre qualcuno che dice di avere l’idea vincente per cambiare la situazione, poi il progetto naufraga, basti ricordarsi i project financing dell’ex sindaco Imola. Un peccato anche perché, assicura il comandante, «il gran lavoro della draga permette di mantenere un pescaggio di circa due metri, più che sufficiente anche per le barche a vela». In porto si può entrare, ma se ne rendono conto solo i 500 che affollano darsene e canale in estate.
Gli altri guardano da lontano prima di rientrare a Portoverde o nelle darsene di Cattolica e Rimini. C’è anche chi cerca di strappare un posto gratuito. Esistono e si trovano nella zona del porto canale a monte del ponte della ferrovia. Qui non si paga perché non è ancora ben definito l’accordo tra il Comune e il demanio fluviale. In 60 ringraziano.
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