"Dopo il successo di "L'uomo, la bestia e la virtù" - esclama Gullotta - era forse prevedibile che ci chiedessero, a me e al regista Fabio Grossi, un'altra commedia di Pirandello. D'altra parte la prima stagione del Piacere dell'onestà è stata caratterizzata da numeri alti, di ricavi e ovviamente di persone attratte dall'indubbio fascino del Grande di Porto Empedocle".
Ma forse il segreto del successo di questo dramma non è solo nella fama di Pirandello... "Infatti: il titolo, Il piacere dell'onestà, credo che abbia parecchio colpito l'immaginazione del pubblico, soprattutto di chi non conosceva il testo teatrale".
Per via della parola "onestà", forse? "Eh, diciamo che il testo sembra scritto ieri sera: allora come oggi chi è onesto è guardato come un alieno. E ogni realtà di onestà confligge con l'attaccamento alle apparenze: il perbenismo non è l'onestà. Chi è "perbene" è omologato; chi è onesto è un diverso".
Straripante, com'è anche in scena, Leo Gullotta ha raccolto da questo spettacolo, nella sua seconda tournée per l'Italia, molte soddisfazioni, che vanno al di là del successo personale. "Tutto esaurito ovunque, e una platea sempre rapita dal testo e dall'azione. Un pubblico conquistato dal teatro, ma che ha deciso di venire a teatro: altro che televisione, che crea tossicodipendenza, che puoi solo subire. Questo pubblico qui sceglie di condividere un'esperienza di spettacolo, con gli altri accanto a lui e con chi è sulla scena".
Se poi il dramma, come dice Gullotta, sembra scritto ieri... "Anzi, stamattina. Dopo cento anni - aveva debuttato nel 1917 - Il piacere dell'onestà non mostra una ruga, perché la gente italiana è diversa da come la dipingono i media, sente l'esigenza di qualcos'altro: di aprire i cassettini dell'anima!".
E ovunque, lo spettacolo ha fatto scattare l'applauso più entusiasta. "Si figuri che ieri a Ferrara mi lanciavano le rose in scena: mi sentivo molto Maria Callas!".
Dunque Pirandello ha ancora molto da dire ai contemporanei. Non è un po' triste: vuol dire che in cento anni non è cambiato niente... "Intendiamoci, ci dedichiamo a Pirandello anche perché non ci sono grandi drammaturghi viventi... ma soprattutto perché resta costante l'impatto del suo senso del grottesco, del paradosso dell'esistenza e delle apparenze che si sostituiscono alla verità. Che poi, va' a sapere cos'è la verità...".
Ma anche l'Italia: uguale a un secolo fa? "Evidentemente: un paese abbagliato dai lustrini. Ma non è vero che il pubblico, se gli dai da pensare, poi non ti è grato, non ci prova gusto, non si appassiona".