Di certo, però, quella che i premi assegnati sabato scorso a Riccione hanno segnalato, e cioè l' opera di quattro autori meno che trentenni e di sette autori tout court, è drammaturgia davvero nuova: proiettata lontano dalla lingua colta, verso una cultura alimentata dalla forza espressiva del dialetto, dalla visionarità di linguaggi arcaici e di invenzioni formali. Ne è il protagonista più sorprendente, a giudizio unanime della giuria del premio (giunto alla 42' edizione, diretto da Giuseppe Di Leva), Antonio Tarantino, cinquantatreenne pittore trapiantato dal suo Sud a Torino, del quale Riccione ha laureato con entusiasmo Stabat Mater e La passione secondo Giovanni, prime due parti di una ' Tetralogia delle cure' . Franco Quadri, che siede nella giuria (con Odoardo Bertani, Mario Raimondo, Ettore Capriolo, Sandro Sequi, Ugo Ronfani, Sergio Colomba, Maria Grazia Gregori, Enzo Moscato, Luca Ronconi e Marisa Fabbri) le considera entrambe straordinarie. Lui, Tarantino, riceve il premio (un assegno di 10 milioni) commosso e spaesato per tanta attenzione nei suoi confronti. "Sono un pittore di parole" dice "i miei quadri consistono in pitture di testi che si fondono in immagini. Ma cercavo parole che riuscissero a restituire l' immagine del corpo degli uomini e del rapporto con le cose. L' ho trovata nella scrittura per il teatro". Il primo testo, Stabat mater, è il monologo di una madre, che fa la battona, e parla al figlio cresciuto, e cresciuto male. Passione secondo San Giovanni racconta l' assurda via crucis di un matto che si crede il Cristo, accompagnato dal suo amico Giovanni. "Se il nostro linguaggio fosse appiattito sul turpiloquio" spiega Tarantino "non per questo verrebbe meno il nostro rapporto con la divinità". Appartiene alla vitalissima scuola napoletana il lavoro di un secondo autore unanimemente e ' specialmente' segnalato, Francesco Autiero, che ha scritto in una lingua partenopea intensissima e irta due partiture speculari, Ambo e Il sale degli esposti, la prima per due voci maschili, la seconda femminili. Ancora unanime il premio ' Bignami' a un terzo outsider, Edoardo Erba, autore di una commedia d' impianto classico ma molto fresca e ben scritta, Vizio di famiglia. Quest' ultimo premio, peraltro, fa da contrappeso alla forza con la quale è emersa, e la giuria se ne è fatta interprete, la ' sperimentalità' della nuova drammaturgia, sperimentalità di forma e di lingua alla quale partecipano senz' altro anche i testi di Enzo Cecchi: Il giardino delle arance e dei salici che piangono; di Antonio Syxty: Blister, la fine delle cose; e di Giuseppe Manfridi che rilegge l' Andromaque di Racine nei versi degli Ultimi passi per la salvezza dell' Epiro. Alla maniera dei film di Rohmer, è invece Sempre meglio che mangiare cioccolata, la commedia in cui Francesca Satta Flores, ventiquattreenne figlia d' arte, racconta di ragazze e di musica. Avrebbe ben figurato tra i vincitori del premio ' Pier Vittorio Tondelli' , ma questa iniziativa -nata con l' aiuto dei genitori del compianto "Vichi"- segnala "progetti di drammaturgia". Le borse di studio che consentono di partecipare al lavoro di un teatro stabile per due mesi, sono andate a Sonia Antinori per L' ospite, Vittorio Adinolfi per Note a margine: dietro il sipario niente, a Renato Gabrielli per Esperimenti criminali e Saverio Minutolo per Suez 1956. A una ragazza molto speciale, all' attrice Piera Degli Esposti è andato il premio "Aldo Trionfo"; Piera l' ha voluto dividere, in memoria, con lo scomparso Tino Schirinzi. E' questa un' altra figura che Riccione piange, accanto a Franco Brusati. - dal nostro inviato BRUNELLA TORRESIN
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