Alle «Giornate della Polizia Locale» di Riccione, una quattro giorni per dimostrare che i vigili fanno già cose da poliziotti, parecchi comandanti chiedono a gran voce la legge che riconosca il loro ruolo. Faro della «rivolta» il senatore di Padova Maurizio Saia, An, che se la prende anche con il suo governo e il ministero dell' Interno «geloso delle sue prerogative.
La legge di riforma si discuterà la settimana prossima al Senato, a costo di darmi fuoco». Manca Giuliano Barbolini, senatore del Pd, «ma all' 80 per cento la sua proposta di legge è come la mia», dice Saia, tra stand dove espongono manette di plastica, manganelli di ogni tipo e giubbotti antiproiettile. Emiliano Bezzon, comandante della Municipale di Milano è molto chiaro: «Se ci vogliono come Totò e Fabrizi a fare multe e raccogliere cacche, facciano pure. Però i cittadini vengono a protestare da noi, per le strade insicure, mica vanno da polizia e carabinieri.
È frustrante. Se io incontro Bin Laden a Milano lo devo lasciare andare». Una polemica che nasce anche dal fatto che i vigili non possono accedere alla banca dati interforze, «cosa che può fare persino la guardia costiera». Il comandante di Palermo Nunzio Purpura, ex funzionario di polizia, chiede di far sentire la voce dei 60 mila vigili urbani: «Il vero controllo del territorio lo facciamo noi».
A Siena non è diverso: «Bisogna essere alla pari, basta con questa sfiducia nei nostri confronti», dice Paolo Dei, capo della polizia provinciale. C' è anche il sindaco Pd di Padova, Flavio Zanonato: «Le cose così non vanno bene. Maroni deve darsi da fare, la richiesta di sicurezza viene dai cittadini».