VENTUNO racconti dal gusto amaro. La vita raccontata attraverso il filtro deformante della guerra, o meglio, la guerra raccontata attraverso la vita, i sentimenti e le paure di coloro che i conflitti li subiscono
VENTUNO racconti dal gusto amaro. La vita raccontata attraverso il filtro deformante della guerra, o meglio, la guerra raccontata attraverso la vita, i sentimenti e le paure di coloro che i conflitti li subiscono
Nel volume Il cecchino e la bambina. Emozioni e ricordi di un inviato di guerra, Franco Di Mare, che per vent’anni ha fatto il corrispondente di guerra per la Rai dai fronti di mezzo mondo (Iraq, Bosnia, Gaza...), raccoglie i suoi ricordi dal fronte. E stasera ne parlerà nell’ambito degli incontri de Il giardino di ABG (a Riccione in viale Dante 13 dalle 21.30).
«HO DECISO di scrivere questo libro — spiega — ripensando ad una bambina di Sarajevo, uccisa da un cecchino. La ricordo ancora distesa sul lettino dell’obitorio, lo sguardo ancora sorridente perché era stata freddata mentre stava giocando. Per un cecchino l’uccisione di un bambino è un’azione strategica perché ha la funzione di fiaccare la resistenza psicologica della comunità. Ma non mi spiego come lo stesso cecchino, dopo avere consapevolmente ucciso un bambino, riesca a tornare a casa tranquillo e magari riabbracciare i suoi di bambini».
Come l’hanno cambiata 20 anni di guerre?
«Sicuramente oggi non sono lo stesso di quando ho iniziato. Vedere la guerra da vicino ti fa apprezzare di più quello che hai. Le missioni mi lasciavano addosso dei tic. Una volta rientrato, continuavo a premere l’interruttore della luce e guardare la lampadina accendersi, oppure aprire il rubinetto dell’acqua per lasciarla scorrere come per assicurarmi di non essere ancora negli accampamenti militari al buio e con sole due bottiglie d’acqua al giorno per lavarsi».
Perché ha deciso di smettere?
«Forse perché m’è andata bene troppe volte?».
Pensa di bissare la sua esperienza letteraria?
«Mi piacerebbe scrivere la storia di un collega che dopo avere assistito al bombardamento di un orfanotrofio in Bosnia, decise di portare in Italia una bambina sopravvissuta. Voleva adottarla ma la burocrazia l’ha ostacolato per 18 anni. Durante tutti quegli anni la bambina visse ugualmente in Italia, a fianco del padre adottivo, come una clandestina».
foto by http://www.flickr.com/photos/kapa_o_pango/