Gente abituata da generazioni a dar da mangiare e mangiare con i proventi di un turismo o meglio di un'offerta turistica che, all'unisono, sottolineano deve essere ripensata «perchè chi viene da noi non ha le disponibilità per una vacanza con la "V" maiuscola".
«A settembre tireremo le somme e credo dovremo sederci attorno a un tavolo con tutti i soggetti interessati, amministrazione comunale in testa» sentenzia Gaetano Callà, presidente provinciale Fipe-Confcomrnercio. «Anche a Ferragosto - prosegue . nonostante le pessime condizioni meteo e nonostante la Riviera non si sia assolutamente svuotata, molti locali non hanno fatto registrare il pieno, confermando la sensazione che si ha girando ad ogni ora, soprattutto la notte: impossìbìle imbattersi negli imbottigliamenti storici nella zona del porto, come quelli degli ultimi anni al Marano».
Code sconosciute anche sui marciapiedi di Marina centro «che ormai non è più l'ombelico della vacanza riminese, un fatto di cui il Comune credo debba farsi subito carico». La chiusura dell'Embassy ha avuto un contraccolpo che nessuno probabilmente aveva stimato in questa misura: «i locali che continuano a lavorare in zona - sottolinea Callà - sono frequentati principalmente da riminesi. Questo la dice lunga sulle possibilità dei villeggianti».
Tinte un po meno fosche vengono invece dipinte da Mirco Pari (Confesercenti): «C'è chi ha lavorato di più e chi meno, ma francamente devo dire che i nostri associati ci stanno delineando un quadro abbastanza positivo; fermo restando che confermiamo quanto già detto nelle scorse settimane: le presenze sono calate e chi c'è deve contare il centesimo prima di fare una qualsiasi spesa».
Una situazione che si rlflette pari pari scendendo anche a sud. «Dobbiamo inventarci qualcosa tutti assieme» tuona Sergio Pioggia, presidente della Confcommercio di Riccione: «L'acquazzone di Ferragosto ha riempito i locali del centro ma svuotato bar e baretti della spiaggia.
Ha solo trasbordato da un lato all'altro i soldi. Solo qualche anno fa questo non sarebbe stato possibile perchè tutti i locali, quel giorno, erano prenotati da tempo: erano i tempi in cui si puntava tutto sul 15 agosto per far quadrare la stagione. Un ragionamento che adesso non si può più fare».
Non si può più fare «perchè abbiamo puntato sul turismo famigliare e adesso le famiglie non hanno più soldi da spendere» gli fa eco da Cattolica, Maurizio Gabellini, presidente dell'associazione Adac. «lo - prosegue - lo dico sempre: i conti si pagano in euro, gli incassi, i soldi che escono sono ancora lire. Questa crisi c'è ormai da un decennio, dal momento dell'introduzione della moneta unica europea».