La «Blue Lady» della Carlson con Tero Saarinen. Un assolo che esplora le diverse età della donna Stasera al Comunale di Ferrara va in scena un «pezzo» storico della coreografa
La «Blue Lady» della Carlson con Tero Saarinen. Un assolo che esplora le diverse età della donna Stasera al Comunale di Ferrara va in scena un «pezzo» storico della coreografa
Cercare di fermare la memoria labile del corpo, che cresce invecchia muore. Impedire il dissolversi di quegli edifici di sabbia che sono le opere di teatro e danza, che sopravvivono solo negli occhi e nell'interiorità di chi ha visto, è stato testimone. Sembra questo un filo della presente stagione di danza. A Reggio Emilia abbiamo visto rivivere, con quella variante non indipendente che sono i corpi degli interpreti e il luogo, gli Early Works di Trisha Brown, sei pezzi dei primi anni '70. A Ferrara abbiamo assistito a una riedizione del famoso May B. che lanciò nel 1981 Maguy Marin, un omaggio al mondo di Beckett rivisitato e ampliato quasi trent'anni dopo. Due capisaldi, rispettivamente, del minimalismo e della nuova danza francese. Entrambi fanno irrompere mondi figurativi differenti nella danza, rompono le barriere disciplinari, cercano assonanze e spostamenti di campo. A Ferrara arriva adesso un'altra opera inscrivibile in questa voglia di ricollegarsi alle radici tardo-novecentesche della contemporaneità.
Un'altra grande maestra fa rinascere, trasformandola, una propria opera, perpetrandone la tradizione attraverso un sottile tradimento, una trasmissione che implica un mutamento di prospettiva. Stasera si può vedere alle 21 al teatro Comunale, per il Danza contemporanea festival, Blue Lady (revisited) di Carolyn Carlson, interpretato dal danzatore finlandese Tero Saarinen. Dove nell'originale c'era femminilità, abbandono, dolcezza, morbidezza, perfino languore e melanconia, si ritroverà una intensità più prorompente, una energia più spigolosa che però, nel corso dell'azione, si confronta con quell'altro lato femminile in ombra. Le due versioni una al fianco del-l'altra sarebbero due metà diverse e complementari, come lo yin e lo yang.
L'assolo esplora le diverse età della donna: la giovinezza e la leggerezza della Yellow Lady; la maturità e la sensualità della Red Lady, avvolta in un lungo vestito che si srotola, la nasconde e la rivela, la avvolge e la libera come in un moto ondoso; la compostezza, il ricordo e il rimpianto della Black Lady. Fu creato nel 1983 da Carolyn Carlson, grande signora della coreografia internazionale impregnata di filosofia Zen, quando dirigeva un gruppo di giovani danzatori radunati presso la Fenice di Venezia. Fu quella un'esperienza che stimolò il rinnovamento della danza italiana: produsse spettacoli famosi come Undici onde e Underwood e generò Sosta Palmizi, compagnia che ha poi disseminato personalità quali Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, Roberto Castello, Michele Abbondanza.
Blue Lady nacque dopo la maternità coreografa, con le musiche del compagno René Aubry, con immagini che scorrevano sul fondo, atmosfere luminose che aprivano orizzonti e chiudevano in stanze segnate da lame filtranti attraverso i varchi di veneziane. «Questa piace - ha raccontato Carlson in un'intervista - è inscritta nella mia carne e nel mio sangue. È intessuta di ricordi. Avere un figlio mi ha permesso di ritornare alla mia infanzia, ha aperto un nuovo sguardo sull'esistenza ». L'atmosfera acquatica di Venezia respira nell'assolo, «impregnato di misticismo, creatività e nostalgia».
Lo spettacolo è stato replicato per 12 anni. Vari video testimoniano, almeno in parte, l'intensità dei gesti, la ieraticità che si scioglie in sensualità, si sfoglia, si concentra, si tende tra cieli o atmosfere claustrofobiche, nebbiose. La narrazione è contenuta al minimo: sembra che il corpo, il gesto, voglia materializzare qualcosa di invisibile. Perfino l'urlo non ha voce, come il dolore, che comunque scorre. L'anno scorso l'idea di riprendere la pièce. Ma non direttamente: affidandola a un interprete della stessa età, 42 anni, che aveva l'autrice quando l'ha concepita. La scelta non è caduta su una donna, bensì su un uomo, Tero Saarinen, finlandese, con i boschi del nord nello sguardo come in fondo Carolyn, nata da genitori di quella terra iperborea. Memoria e mutazione, a ricordare che il teatro è come la vita, cangiante, sfuggente. Per scoprire altre verità, trasferendo in un corpo maschile quel percorso nel ricordo innescato dalla maternità. Evocando il teatro giapponese, il butoh e il kabuki che affida a uomini la rappresentazione delicata di sentimenti femminili. Il teatro è così: evanescenza salda come la pietra.