E annuncia: «Quando le brandine finiranno nei capanni, ne riparleremo. Il mio ruolo non è tifare per l’uno o per l’altro, ma trovare la soluzione per la migliore qualità dell’offerta. Sono convinto che si possa trovare una strada, tenendo presenti le due concessioni e le due licenze. Serve solo collaborazione. IN settembre apriremo un tavolo di lavoro».
Il primo cittadino apre il confronto consapevole che la strada sarà irta. Bar e ristoranti di spiaggia, infatti, di servizi da offrire sulle brandine non vogliono sentir parlare. «La competenza dei ruoli va benissimo così com’è ora — premette il vicepresidente Ezio Filippucci —. Serve solo una riqualificazione delle strutture, compreso le nostre che nei servizi si sono diversificate. Quelle dei bagnini sono tutte fotocopia l’una dell’altra. Si rivolgono solo ad un target. Se arriva l’imprenditore sceicco dal bagnino non può scegliere, come tra i bar che hanno pure i cinque stelle. Brandine e ombrelloni sono di cinquant’anni fa».
Diversi bagnini, però, hanno fatto un salto di qualità! «Chi, tranne Leardini? Non parliamo delle mosche bianche, ma di tutti. Da settembre, però, siamo anche noi disponibili a qualsiasi incontro, ma senza confondere i ruoli. Non accettiamo, invece le sparate in luglio, perché non portano a niente. Occorre far partire il piano spiaggia e poi puntare sulla promozione».
Filippucci riprende: «Il presidente della Confcommercio Sergio Pioggia che vuole servire il caffè sotto l’ombrellone, visto che è un ristoratore, si ricordi cosa impongono le leggi igieniche dell’Ausl. I camerieri non possono somministrare cibi e bevande su superfici non lavabili. Chi lo fa, come a Gallipoli e in Toscana, dove il servizio costa caro ed è fatto male, rispettano comunque le norme».
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