«Veramente le coppie residenti sposatesi nel 2007 sono state 19, mentre altre 12 si sono sposate da noi pur non essendo residenti a Cattolica, ma in altri comuni» precisano dall’ufficio demografico, ma la sostanza sembra non cambiare. Vuoi per ragioni economiche, ideologiche o più semplicemente di praticità, la tendenza sembra delineata: lo scambio degli anelli è meglio farlo in Comune.
Don Biagio Della Pasqua, il prete della parrocchia PioV, non è però d’accordo con un simile ragionamento, rivendicando ancora la preferenza delle gente verso un matrimonio religioso.«Chi si sposa in Comune è perché non può farlo in chiesa – esordisce il parroco – credo che il 90% di quelli che scelgono il rito civile lo facciano semplicemente perché si tratta del secondo matrimonio, che quindi non è ammesso in chiesa. Le prime nozze celebrate in Comune secondo me sono pochissime. Questa è una cosa comunque significativa e di cui dobbiamo prendere atto: la famiglia e tutto il sistema di valori che ruota intorno ad essa stanno attraversando un periodo di estrema fragilità».Nulla a che fare con questioni di tipo economico, dunque, secondo il sacerdote. Anche perché se sposarsi in Comune costa nulla o poco, 0 euro se il rito viene officiato negli uffici preposti, tra le 250 e le 350 euro, a seconda del giorno scelto, se viene celebrato nella sala giunta; sposarsi in chiesa a Cattolica è assolutamente gratuito. «Non penso si tratti di una questione economica – conclude don Biagio – sposarsi nelle nostre parrocchie non costa niente e credo sia giusto così. Un sacramento come il matrimonio non può essere oggetto di mercificazione. Inoltre chi si sposa in Comune spende ugualmente i soldi del pranzo per gli inviti e le altre cose». (lu.fa.)