SCUSATE, ma siamo finiti su Scherzi a parte? Se lo chiedono da ieri i commercianti riccionesi, presi in contropiede dalla legge regionale che disciplina le aperture festive e domenicali. La sola ipotesi di chiudere viale Ceccarini a Pasqua o per Ferragosto più che rabbia scatena sonore risate.
Dieci i giorni segnati in rosso sul calendario, che coincidono quasi sempre con i momento più «caldi» dello shopping
Viale Ceccarini si ribella «Un suicidio commerciale chiudere per le feste»
Fabio Galli: «Una forzatura, serve un accordo»
«Ritengo altamente improbabile che gli esercizi commerciali del centro di Riccione si possano permettere il lusso di abbassare le serrante nelle giornate di maggior afflusso turistico», spiega con toni pacati il presidente del Consorzio di viale Ceccarini, Giorgio Mignani. Eppure i sindacati sono già partiti a vele spiegate per chiedere il rispetto degli orari... «Saremmo tutti felici di andare a spasso durante le festività — ribatte Mignani - ma si dà il caso che le attività turistiche fanno cassa quando gli altri riposano».
La lettura del provvedimento fatta anche dall'assessore regionale Guido Pasi non è così punitiva. Spetterebbe ai singoli Comuni regolare la materia in autonomia, ma passando attraverso la concertazione con sindacati, associazioni consumatori, commercianti. «Non conosco ancora nel dettaglia la normativa — premette l'assessore alle Attività economiche Fabio Galli — ma ritengo che tocchi alle singole amministrazione comunali disciplinare la materia in fatto di orari. Da una prima lettura mi sembra forzato imporre chiusure festive agli esercizi che operano nelle località turistiche. Dico questo senza mancare di rispetto a chi lavora. La soluzione più corretta è indubbiamente quella di trovare un accordo tra tutte le parti interessate, senza danneggiare le attività economiche».
Anche la Confcommercio è rimasta spiazzata dalla doccia fredda arrivata da Bologna. «Una proposta che non sta né in cielo né in terra», taglia corto il presidente Sergio Pioggia.